SETTIMANA SANTA
SETTIMANA SANTA

Cari fratelli, sono felice come sacerdote di portare il dono della misericordia e del perdono, perché unto dal Signore come tutti i sacerdoti che portano questo dono. Per questo chiedo a Dio, con la preghiera e la conversione del cuore, nel sacramento del perdono la grazia risanante dell’amore.

In questo anno giubilare i nostri santi Peruviani ci danno una vera spinta per vivere come loro la risposta all’amore; loro proposero l’ideale della santità come misura alta della vita cristiana, ossia misura di generosità, di amore, di totalità. Martin de Porres e Rosa de Lima sono due araldi della misericordia. Noi vogliamo raggiungere questa misura alta della vita cristiana imitando soprattutto l’umiltà di S. Martino de Porres e S. Rosa da Lima, una copia dell’amore di Dio fatto carne.

Quello che accadde tanti secoli fa, in qualche modo, si sta verificando anche nei nostri giorni: si vuole vivere come se Dio non esistesse e porsi sotto la guida del destino cieco della moda, dei mas-media, della informatica, di tutto tranne della Provvidenza. Se camminiamo così, le conseguenze di questa scristianizzazione saranno dolorose, rassegnandoci a diventare vittime del destino più che essere pellegrini di fede. Davanti a questa situazione, più che fare le battaglie per riconquistare improbabili posizioni di potere religioso, è necessario trovare quello che diceva Gesù a Rosa da Lima, in quella passata Domenica delle Palme: in quell’angoletto della Chiesa il bambino Gesù, con Sua Madre, si guardano e il bambino dice: “Rosa del mio cuore se mia sposa”! E questo cambiò la storia e questo fu tutto per un passo fermo verso l’amore a Dio e al prossimo. Dobbiamo tornare alla fonte.

Il Vangelo ci racconta una giornata di Gesù nella casa di Cafàrnao, nella quale guarisce un paralitico del paese in un modo del tutto particolare. Per portare il paralitico davanti a Gesù quattro amici si inventano di aprire dall’alto la casa bloccata. Compiono un movimento verticale calando la barella dall’alto verso il basso. Posso dire che Gesù, con il suo intervento, unisce il cielo con la terra, la potenza della grazia divina con la debolezza della condizione umana. Questo ci fa capire che dobbiamo andare da Gesù per ottenere la guarigione delle ferite dell’anima prima ancora di quelle del corpo. Papa Francesco sottolinea il fatto che la Chiesa oggi ha bisogno di riforma, di essere guarita, di rinnovarsi nelle sue istituzioni, unendo al servizio della stola quello del grembiule. Come Chiesa ospedale da campo, come Chiesa in uscita, perciò, siamo chiamati a innalzare altari anche fuori dal recinto sacro, dovunque ci sia una sofferenza da accogliere, un perdono da chiedere, una gioia da condividere. Preghiamo insieme, allora, per essere ministri di questi altari, per accompagnare chi cerca conforto e non condanne, accoglienza e non rigetto, tenerezza di Dio e non compassione umana. Con questo proposito ringrazio e annuncio a voi che la III convenzione Nazionale della Confraternita del Signore dei Miracoli sarà a Bologna nel Seminario Arcivescovile. In seguito vi sarà data informazione per questo evento.

In Maria, icona che portiamo nel silenzio del Signore dei Miracoli, vediamo il dono della umiltà fatta carne. La Madonna aveva certamente la virtù dell’umiltà, ma questo lo sapeva solo Dio, non lei. C’è, infatti, un’umiltà che deve risplendere anche nella Chiesa come popolo di Dio. Se Dio è umiltà, anche la Chiesa deve essere umiltà; se Cristo ha servito, anche la Chiesa deve servire, e servire per amore. “Ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a sé stesso” (Fil 2,3), dice San Paolo, per il quale Gesù non ha considerato un “privilegio” l’essere come Dio” (Fil 2,6). Dobbiamo perseguire la gloria di Dio, del Signore dei Miracoli e questa non coincide con la nostra. La gloria di Dio che sfolgora nell’umiltà di quel telo che portiamo in processione o nel disonore della croce di Cristo ci sorprende sempre. “Non dobbiamo essere ossessionati dal “potere”, ha precisato il Papa, anche quando questo prende il volto di un potere utile e funzionale. Così la confraternita non serve se ridotta a un semplice gruppo, e distrugge l’unità; se la Confraternita nonassume i sentimenti di Gesù, si disorienta, perde il senso. Se li assume, invece, sa essere all’altezza della sua missione. Non abbiamo paura, dunque, di essere minoranza! Se Dio è con noi, dice S. Giovanni Bosco, siamo sempre maggioranza! Il Fratello e la Sorella della confraternita porta l’uniforme dell’umiltà, il viola è segno di umiltà; vi invito, come già abbiamo fatto in altre comunità, ad andare a passare la Porta Santa. Ci darà una grazia straordinaria. Può darsi che uscendo dalla Porta Santa e ritornando alla nostra vita di tutti i giorni ricadiamo ancora negli stessi difetti, che cediamo alle stesse tentazioni. Se abbiamo imparato ad essere umili, a ricominciare da capo, a chiedere perdono, il nostro Giubileo non sarà stata un’occasione perduta. In realtà: l’eroe non è chi non cade mai, ma chi, dopo essere caduto, ha il coraggio di rialzarsi subito, diceva San Martino de Porres. Preghiamo insieme perché S. Martincito conceda a tutti noi la grazia di questo coraggio!