Ogni persona è singolare, ogni vincolo è particolare Ed ognuno è perfetto nella sua propria imperfezione.
Ogni persona è singolare, ogni vincolo è particolare Ed ognuno è perfetto nella sua propria imperfezione.

Ogni figlio ha un vincolo particolare e sentimenti singolari verso il proprio padre. In questo non ci sono modelli uguali. Non ci sono due relazioni identiche. Incluso uno stesso padre, con i suoi differenti figli, ha vincoli differenti. Nessun fratello può pretendere che la sua relazione sia da modello per gli altri. I vincoli si costruiscono, suppongono la storia con le proprie circostanze, la memoria e gli affetti, ciò che è stato risolto e ciò che ancora è pendente, Los vínculos se construyen, suponen la historia y sus circunstancias, la memoria y los afectos, lo que está resuelto y lo que está pendiente, la cosa condivisa e il dialogo, il non parlato, ciò che ci ha fatto bene e ciò che ci ha segnato: Tutto influisce. Fino alle distinte tappe della vita che continuiamo a transitare - personalmente o in comune- padre e figlio. Tutto il passato ed il presente configura il vincolo. Certamente, ognuno ha il suo racconto, la sua esperienza, il suo proprio tempo. Ogni relazione è un’universo singolare. Ognuno –come figlio- sa che cosa ha e come celebrare il giorno del padre. Incluso tra padre e figlio, le percezioni possono essere distinte. Per uno può sembrare che tutto vada bene e per l’altro, a volte non tanto. È preciso “sintonizzarsi” entrambi sulla stessa vibrazione. Che spera uno come padre? Che spera uno come figlio? Le aspettative e i punti di vista normalmente sono distinti. Perchè non esiste “un giorno del figlio”? Esiste la festa del papà e della mamma però non c’è il “giorno del figlio”, chissà perchè, tutti siamo figli. Non tutti possiamo essere padri o madri, però tutti siamo figli.

La storia e l’identità della filiazione sono varie in ogni figlio. In alcuni casi, hai persone che non conoscono suo padre, altre che lo hanno perso, altre che non hanno vincoli verso il proprio padre nonostante lo tengano in vita. Dio è Padre di tutti come Maria è Madre di tutti. tutti abbiamo necessitato di un padre per essere stati concepiti e messi in vita. Tutti siamo figli di qualcuno e seguiremo ad esserlo per sempre, ci piaccia o no. Tutti siamo figli. Possiamo non essere padri o madri, possiamo non avere fratelli, però tutti siamo figli. Il “giorno del figlio” si celebra anche nel giorno del padre o della madre. Siamo padri o madri perché sempre c’è un figlio. Ci sono figli che – a loro volta – sono padri; e figlie che sono madri. Ad ogni maniera, per qualunque cosa siamo diventati nella vita – basica o fondamentale – siamo figli. È la “base” di ogni presupposto vincolare. La vita divina ci concede essere figli di Dio. Gesù stesso è stato figlio. Lui non è stato Padre; senza dubbio ha avuto un Padre: Dio ha voluto avere, nel farsi uomo come noi, un padre adottivo, lo sposo di Maria, Giuseppe, il falegname di Nazaret. DIO con GESU' CRISTO, il figlio per eccellenza: il figlio di Dio, il fratello degli uomini. Questo è grazia, questo è regalo. Lui ci insegnò che siamo figli di uno stesso e unico Padre: Suo Padre. Ci concesse chiamarlo “Padre Nostro”:

Ti immagini Gesù pregando il “Padre Nostro” e pensando a noi?... San Giuseppe era il “linguaggio” umano della paternità di Dio. La vita semplice, il lavoro quotidiano, il sacrificio permanente, l'accompagnamento silenzioso, la vicinanza protettiva, il calore affettivo di Giuseppe– tutto in lui- si convertiva nella mostra di questo Dio che, per Gesù, era il suo vero Padre. Quante volte il CRISTO contemplando il viso, lo sguardo, le mani, le braccia e il cuore di Giuseppe incontrava il mistero della paternità di Dio!...Giuseppe – nella sua falegnameria- toccava con le sue mani la fibra vegetale del legno, la fibra umana delle mani di María e la fibra spirituale dell’anima di Gesù…Le mani di Giuseppe erano mani di padre: Mani che sostengono, proteggono accarezzano, abbracciano, lavorano e condividono …Mani di uomo che rivelava le mani di Dio. Mani di Padre mostrando il Padre. Il padre umano, adottivo, rivelavano il Padre divino. Gesù stringeva la mano dell’uno e dell’altro. Stringeva la mano di Giuseppe e sapeva che – dall’altro lato – stava stringendo la mano di Dio.… Anche noi necessitiamo nel corso della vita, non importa l’età, sostenerci tra le mani di un Padre che ci aiuti a sentire le mani di Dio.

La paternità è questo: mani che ci aiutano a sentire la fonte della vita che si comunica.….giorni fa ebbi la grazia di salutare il Santo Padre Francesco e stringere le mie mani al nostro PADRE comune, al Padre que ci rivela la Paternità di Dio, mi disse con tanta umità che in Corea lo chiamavano il nonnino, Io vidi il PADRE e gli parlo come Padre, mi disse con grande speranza: La Confraternita del Señor de los Milagros è e debe essere SCUOLA DI PREGHIERA mai il contrario, voi siete i profeti che la Chiesa di oggi necessita in questa periferia del mondo, in questo instante corto e lungo potei leggere nel suo sguardo, nel suo abbraccio e nella sua benedizione ciò che il Papa chiede dirci a tutti. Però in particolare quando guardò il libro fotográfico che gli regalai in questa sintesi delle mie scorrerie al servizio dei fratelli, mi disse comprendo il tuo sacrificio, le lotte che avrai ed i consueto di Dio…vi trasmetto le parole del Santo Padre che mi ricordo e le trasmetto forse interpretando ciò che lui mi disse. El Señor de los Milagros ci ricorda a tutti la CROCE. Chissà sulla croce, quando estese le sue braccia ai chiodi, Gesù ricordò le braccia di Giuseppe che tante volte l'avevano sostenuto. Giuseppe nella sua falegnameria, sicuramente avrà avuto legni simili a quelli che Gesù sentiva sopra la sua spalla, mentre portava la croce sulla salita. Gesù Crocifisso pensava alle braccia di Giuseppe che - come padre sulla terra- lo consegnava alle braccia di Dio, suo Padre in cielo…Per Gesú, la Croce era l’abbraccio, avvolto nella paternità della terra e del cielo, dedito dalle braccia di Giuseppe alle braccia di Dio.

Da Giuseppe a Dio, da braccio a braccio, da sotto a sopra. Un fratello della Confraternita debe guardare così dal basso verso l’alto affinché la confraternita vada bene, noi facenti parte della Confraternita non siamo una squadra di calcio, ne un club sociale, siamo chiamati ad essere una SCUOLA DI PREGHIERA, dove le braccia di tutti saranno sempre la moltiplicazione delle braccia di Giuseppe e delle braccia di Dio in Italia e nel mondo. i mostri Padri portano nell’animo ricordi buoni, belli e altri dolorosi, perdono, riconciliazione, amore, compassione, e comprensione… la treccia della vita si compone di tutti questi sentimenti, è buono dare parole alla vita. La morte impone tanti silenzi! Ognuno debe cantare alla vita il proprio inno, la sua propria gratitudine. Che il giorno del Padre sia per tutti un abbraccio, un pranzo, uno stare insieme e non feste che terminano con ubriachezze e litigi … Non vale la pena vivere feriti e risentiti o ripetersi negli errori.