Milioni di persone che vivono in un paese differente da quello in cui sono nate.
Milioni di persone che vivono in un paese differente da quello in cui sono nate.

Qualcuno disse l'uomo è un albero, non ha radici, ha piedi, cammina. Con questo pensiero rifletto che l'uomo porta nel suo essere l'HOMO VIATOR, cioè sempre in strada ed in ricerca, sia di ambiente, posto, clima, fugge dai suoi simili perché si sente minacciato, molte volte si ferma in un luogo perché trova pace e serenità, più tardi nella vita continua a camminare, un costante vagabondo, in italiano “Io direi: un constante randagismo” Il Santo Padre Francesco ci disse un giorno: "costruire ponti non muri", siamo chiamati a questo, affinché l'uomo continui a camminare. Il Muro di Berlino passò alla storia come il massimo esponente della divisione geopolitica del mondo di ieri anche altri paesi hanno fatto lo stesso per evitare eserciti di nemici, ma non il movimento di gente a piedi: rifugiati o emigrati, molti entrarono in differenti parti del mondo fuggendo, cercando un migliore destino. La migrazione è un fenomeno che non si può separare dalla globalizzazione. La mobilità umana sta sempre in cammino e nei nostri giorni è un tema molto noto.

Lampedusa (Italia) vive questa realtà molto particolare, alberga corpi viventi e centinaia di rifugiati che fuggono dalla miseria, la chiesa, non fu mai indifferente, il Beato Paolo VI diceva "L'umano ci appartiene". Che in parole del nostro direttore nazionale della CEI dell'area Migrante Mons. Giancarlo Perego dice: "Il mediterraneo, il nostro mare, ha inghiottito ancora 950 anime, nella strage degli ultimi tempi nel mare anzichè unire, divide L’Europa e L’Africa, un continente di ricchi e un continente di poveri. Il mediterraneo è diventato sotto i nostri occhi un nuovo “cimitero sotto la luna”, di cuore con tutta la chiesa diciamo: L’eterno riposo, dona loro Signore. Emigranti, o figli o nipoti o bisnipoti di immigranti, siamo tutti. Tutte le regioni del mondo si vedono colpite per movimenti migratori in espansione, bene sia per l'entrata o per l'uscita. Se guardi uno intorno a te e pensi un po', si trova con un mucchio di persone che sono migrati che si sono mossi in qualche momento della loro vita, per studiare fuori, trovare un lavoro nella capitale, stabilirsi in altri posti e conoscere nuove culture. In ciò non c'è distinzione per ragioni di nazionalità, colore della pelle, genere, religione. Fa parte della condizione umana lo portiamo nel sangue. Questa domenica 17 celebriamo il giorno dell'Emigrante: Emigranti e rifugiati c'interpellano. Pregheremo, confideremo nel nostro buon Dio ed alle sue mani raccomanderemo la situazione di tutti i nostri fratelli che si muovono nel mondo.

L'anno 2015 che è appena finito alcuni l'hanno qualificato con questa frase latina: annus nefastus. Altri lo chiamano annus horribilis. Sono successe tante calamità che, oltre allo spavento, ci causano preoccupazione. La prima è la Terra che ci rivela che le sue riserve per mantenere il sistema-vita ed il sistema-terra hanno sorpassato i limiti. Ha perso la sua biocapacità. La Terra è la base per tutti i nostri progetti. La Terra è un super-ente vivo, i segni che c'invia che non sopporta più sono: le siccità, le innondazioni, i tifoni e l'aumento della violenza nel mondo. Un altro evento nefasto è la violenza terroristica in Europa, in Africa, le migliaia di rifugiati e la guerra che le potenze militari realizzano in questa guerra a capitoli. Un giorno quel Gesù che nacque a Betlemme, quello stesso Gesù già adulto dirà: "chi riceve questi miei fratelli più piccoli, riceve me". Il Natale ha luogo quando si dà questa accoglienza, come quella di tanti sacerdoti, religiose, laici volontari realizzano nel silenzio in un angolo del mondo il mandato di Gesù. Questo è Natale, questa è Pasqua, questa è Pace, questo è Amore, questa è vita, questo predica Papa Francesco. San Ignazio diceva ai suoi seguaci: "Guarda quello che Cristo ha fatto per te, fa' tu la stessa cosa per LUI”.