25 anni un’esperienza di Fede
“Seguitemi, vi farò diventare pescatori di uomini” (Mc 1,17): E’ l’invito che Cristo indirizzò un giorno ai primi discepoli, quelli che trovò sulla riva del mare di Galilea. Questo stesso messaggio è stato indirizzato in duemila anni di storia a uomini di diverse condizioni sociali, chiamati tutti a continuare l’opera del Salvatore. E questo stesso invito un giorno il Signore l’ha fatto risuonare nel mio cuore, negli splendidi paesaggi della Selva del Perù, la mia terra natale Rioja, chiamandomi a seguirlo, dicendomi: “Vieni seguimi. Ti farò lavoratore in questo orto del Signore”.

La mia storia
Tutto cominciò con questa misteriosa chiamata del Signore, al quale non rimane altro che dire infinitamente grazie. Quale è la storia della mia vocazione sacerdotale? La conosce solo Dio, nella sua dimensione più profonda, che sfioriamo sempre con grande mistero, è un dono che supera infinitamente le nostre capacità di uomo. Davanti alla grandezza di questo dono ogni chiamato si sente, o meglio, ci sentiamo indegni della preferenza che il Signore ci ha mostrato.
La vocazione è il mistero dell’elezione divina " Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perchè andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga”. (Gv 15, 16). "Nessuno può attribuire a se stesso questo onore, persino chi è chiamato da Dio come Aronne " (Hb 5, 4). "Prima di formarti nel grembo materno, ti conoscevo, prima che tu uscissi alla luce, ti avevo consacrato, e ti ho stabilito profeta delle nazioni " (Jr 1, 5). Queste parole suscitano un brivido profondo in ogni sacerdote.
Gli studi nel seminario San Luigi Gonzaga – Padri Gesuiti Jaen      ( Cajamarca – Perù)
Rioja è la porta d’ingresso all’Oriente Peruviano ed è lì che con forza un 15 di marzo ho lasciato tutto e mi sono messo in viaggio, insieme a 4 amici per cominciare il corso formativo e l’avventura nel Signore e sono arrivato  nel Seminario San Luigi Gonzaga a Cajamarca, tenuto dai Padri gesuiti, dove ho studiato.. Nel marzo del 1979, superato l’esame e le diverse impegnative prove della selezione, sono stato ammesso al corso di Filosofia e tre anni più tardi a quello di Teologia.
Finiti i tre anni di Filosofia, secondo il percorso formativo dei Gesuiti, avrei dovuto fare un anno o due di Magistero o pratica Pastorale Apostolica e successivamente tornare a studiare Teologia. Questo non è accaduto per me, perché il Padre Fernando Ponce di Leone, mio direttore spirituale, mi indicò di andare avanti con gli studi. Questo mi ha permesso di entrare subito in orizzonti veramente nuovi, nel mistero proprio della conoscenza della Sacra Teologia, una nuova dimensione propria che mi aiutò a vivere  una nuova esperienza spirituale molto ricca.
Così nel 1986, superati tutti gli scrutini e diversi esami, incluse le luci e le ombre di sette anni di vita seminaristica, arrivò il momento di fare il passaggio dalla formazione alla consacrazione con Dio.

Il Sacerdozio
Il luogo della mia Ordinazione, come Sacerdote Diocesano, è stato nella Parrocchia della mia città natale Rioja, nella chiesa di Santo Turibio di Mogrovejo. La cerimonia fu celebrata il 27 aprile 1986, con l’imposizione delle mani da parte del Vescovo Mons. Venancio C. Orbe Uriarte, Cp. Il 27 aprile è la festa nella quale si ricorda il Santo Vescovo patrono dell’Episcopato Latino Americano che, secondo una tradizione molto antica, comprò una stalla di mucche, a Calzada (Perù), per il mantenimento dei sacerdoti.
Con le mani unite il Sacerdote davanti al Vescovo promette: castità ed obbedienza Rivivo ora come allora, in quella Parrocchia durante il canto del Vieni Creatore Spirito e delle Litanie dei Santi, mentre, steso in forma di Croce in terra, aspettavo il momento della imposizione delle mani. Un momento emozionante! Il giorno seguente, il 28 aprile 1986 ho avuto l’occasione di presiedere come neo sacerdote le Feste Patronali del mio popolo. In onore di Santo Toribio di Mogrovejo e della Vergine della Candelora.
Si prova una forte emozione nel momento della prostrazione: è il simbolo di una totale  sottomissione di fronte alla maestà di Dio e allo stesso tempo di una totale disponibilità  all’azione dello Spirito Santo, che discende  su ognuno dei sacerdoti, Vieni Creatore Spirito, visita la nostra mente, conferma la grazia che Tu creasti in petto. Il Vescovo Mons. Venancio C. Orbe Uriarte, Cp. mi conferisce il sacramento dell’Ordine, lui è il Dispensatore umano del Mistero Divino.


Con l’imposizione delle mani il Sacerdote riceve il potere dello Spirito SantoCon l’imposizione delle mani il Sacerdote riceve il potere dello Spirito Santo

Il significato dell’umiltà in comparazione  con il dono da ricevere
Ricordo anche che in questa mia Parrocchia fu  ordinato sacerdote un grande amico, Padre Buenaventura Mestanza Mori che mi aiutò nel cammino verso Dio: oggi è morto; ho avuto la grazia di partecipare alla sua nascita come sacerdote e anche il dono grande e doloroso della sua scomparsa e vedendolo morire nelle mie mani, con la maglietta sudata nell’esercizio dell’impegno apostolico, il  15 luglio 1992, 50 minuti passata la mezzanotte, nel giorno della festa di San Buenaventura e della Madonna del Carmelo. Un ricordo grato a questo fratello sacerdote, che Gesù aveva unito in modo particolare al mistero della sua morte e risurrezione.





Il mio Vescovo mi ha detto e lo ricordo con particolare tenerezza: Padre Emerson dopo la tua prima messa, nel pomeriggio, prendi tutte le tue cose e vieni in Curia: il tuo posto è li.
Posso assicurare che guardando oggi da questa altezza del tempo, il breve cammino della mia vita, vedo tutto come in una mongolfiera dove contemplo dall’alto il sentiero percorso, lo stesso sentiero che dal basso sembrava molto difficile, inaccessibile.
La mia prima messa

Uno stimolo importantissimo nella genesi vocazionale fu Suora Carmen Morales, Mercedaria de la Carità, missionaria infaticabile, che mi ha seguito fin da bambino e mi ha fatto vedere con chiarezza quanto il mio animo era disposto alla risposta al Signore.
Quando penso alla mia esistenza sacerdotale e a quella degli altri amici, arrivo alla conclusione che in realtà, in tutto quello che abbiamo detto, scritto o fatto in questi pochi anni, abbiamo tutti cercato di compiere sempre una sola cosa: il mandato Divino e paterno di dare e far conoscere Cristo, di farlo amare, di trattarlo e di far trattare ogni giorno con più amore il pane e le parole dell’Eucaristia. Personalmente rifletto, con il cuore in mano e dico con tremore: esiste nel mondo qualcosa più importante di questo, per il quale valga la pena di dare la vita?
Amici miei quanta Zizzania frutto di un appassionato “fondamentalismo laicista” e anticattolico,  è diffuso da alcuni mezzi di propaganda, di informazione e da un ambiente politico che  inventano diritti che non esistono negando l’esercizio dei diritti e dei principi giuridici veri, che sono fondati nella dignità della persona e nel bene comune della società.  Perciò possiamo dire che questi sono fondamentali a tutti e ad ogni sistema politico sia di destra che di sinistra. Quanta demagogia e promesse nel concetto non solo dell’essere cristiano, ma anche del concetto del matrimonio; così si va contro il valore sociale e la struttura antropologica della famiglia, parte essenziale del bene comune e del Paese. Per un Sacerdote le parole di Gesù fanno tremare: certamente, ognuno di noi ha in chiaro l’avvertimento di Cristo che ha detto “A chi si è dato molto, gli si chiederà molto” (Lc 12, 48). Per lo più, questo avviso ce lo da anche il Libro della Saggezza  “Un giudizio implacabile ispira coloro che sono in alto” (Sb 6, 5).

Invece la fiducia nella misericordia divina apre il cuore alla speranza, e spinge a proseguire con serenità il nostro lavoro, con le mani che impugnano l’aratro, fino a quando il Signore vorrà, in questo orto, con la pioggia, bruciato dal sole, con il rischio che comporta questa chiamata. Il Signore con la parabola evangelica delle messi, lascia crescere la zizzania, per non togliere allo stesso tempo il chicco di grano, che cresce insieme. Stupenda delicatezza divina che deve praticare ogni sacerdote. Tutti i cristiani, non solo i religiosi, non possono addormentarsi o non dare importanza alla tentazione egoista dicendo “quello non fa per me” o “alla mia famiglia non tocca”. Dobbiamo essere  prudenti, però allo stesso tempo profondamente ottimisti, perché il chicco buono di grano cresca abbondantemente nel mio Perù e nel mondo.

Un’esperienza particolare
Dal mio arrivo nella Cattedrale di Moyobamba nell’aprile del 1986 ho avuto sempre un particolare riguardo al sociale, così ho cominciato a potenziare, con tutta la mia forza, l’aspetto educativo come professore di Filosofia, preparando così i futuri maestri di specializzazione. Allo stesso tempo sono stato responsabile del refettorio comune dello studente, così come di una piccola stanza di primo soccorso per dare luogo, in pochi anni, al sogno poi realizzato di un vero pronto soccorso. Questo grazie anche all’aiuto di Padre Stephan Ocker, parroco della parrocchia di Braulingen in Germania, alla Madre Generale Maria Isidora delle Sorelle di San Vicente di Paule, a Madre Wihelma, Madre Firmata per il suo aiuto silenzioso ed effettivo nel vero senso della Parola.

Sono stato cappellano del Carcere locale per 15 anni non tralasciando i bisogni dei carcerati. Questi erano i tempi duri della alleanza tra i narco-trafficanti e la mafia, tra Sendero Luminoso,  il movimento dell’MRTA con i narco-trafficanti e tra questi vi erano anche alcuni poliziotti corrotti che cadevano nel tradimento dei propri principi e quindi si univano a loro. Quei momenti richiedevano risposte concrete, chiare e trasparenti, difficile leggere quel momento, soprattutto nella vita quotidiana e tutti ci sentivamo toccati da questo spirito del male.
Io tremavo, pregavo, ero giovane, avevo solo 25 anni e da pochi ero sacerdote; gli alunni di filosofia erano difficili, confusi. Cominciavano gli attentati con la distruzione di edifici, cominciavano ad esserci le prime vittime, vi era gente innocente perseguitata con estorsioni, che si materializzavano in grosse somme di denaro.
La Chiesa doveva essere una voce, un segno e una presenza in mezzo al dolore del popolo...In mezzo a tante perdite e segni di dolore sia al nord-est che al centro-sud della Prelatura di Moyobamba.
Il 9 novembre 1991 avviene il sequestro di 9 poliziotti; grande dolore per le famiglie: questo segnò un cambio  di direzione della Chiesa nella Regione. Lo Stato Peruviano cercò tutti i contatti militari per liberare i prigionieri, imposero il silenzio stampa, tutto era controllato per aria e per terra, però tutto fu inefficace. All’interno della Chiesa il nostro Vescovo offre una voce di mediazione: si offre come mediatore con i gruppi armati.

Tutti i contatti per la liberazione si sono svolti nel mio ufficio. Era la domenica della festività della Santissima Trinità, lo ricordo perfettamente; mi sembrò impossibile perché il  portavoce dei rapitori che venne a parlare era un mio amico, la persona che meno sospettavo .... Dopo una lunga trattativa, la tanta speranza della liberazione divenne realtà. Toccò a me avere in consegna i rapiti e condurli fino alla Parrocchia di Rioja, luogo dove erano stati sequestrati....Una esperienza, un rischio,  un lavoro per la vita, per la pace.....Però in questa sofferenza stava vicino a me, al mio fianco, la consolatrice presenza del Signore Gesù, sommo e eterno Sacerdote. Posso definire questo come un aiuto straordinario, in un compito di così grande responsabilità.
Questa fu l’esperienza che mi ha più colpito. È vero avevo altri casi che erano veramente tristi. Ma è in certe circostanze che viene promulgata (per un anno) la legge sul pentimento dei terroristi, una opportunità per quelli che volevano lasciare la lotta armata e rientrare nella società. Questo però comportava tanto rischio per il pentito da parte dei gruppi terroristici.... questo portava un costo non solo economico ma anche umano all’interno della famiglia. Esperienza, certamente molto particolare che ho dovuto vivere.

Sono tanti i casi che mi hanno fatto capire veramente il compito e il ruolo di un sacerdote. Penso anche ad altri sacerdoti che portano diverse esperienze, anche più dure; penso a quelli che sono stati martirizzati, tutti uniti dall’amore. Il sacerdote è, prima di tutto, una persona che ha conosciuto l’amore; il sacerdote è un uomo, che vive per amare, per amare Cristo, per amare tutti in Lui, in qualunque situazione offrendo anche la propria vita.

La Carità Altro sentimento che sempre mi ha colpito è la carità.
Ricordo quando tutto era distrutto, quando nel 1990 un tremendo terremoto nella mia diocesi ha rovinato non solo la vita delle persone ma anche le case e le diverse parrocchie, tutto era andato distrutto. Il caos era terribile, tanto il dolore. Mi venne in mente di partire per la Germania - dove lavorava un nostro parrocchiano di nome Giovanni, al quale mi sarei potuto appoggiare - per chiedere aiuto. Padre Buenaventura che condivise quest’idea, mi disse così: “Chiediamo un prestito sullo stipendio da professore e così compriamo il biglietto per andare a cercare aiuto. Diciamo al Vescovo che devi andare, altrimenti molte cose non potranno essere realizzate”. Il Vescovo in un primo momento dissentì poi riflettendo sulla mia proposta mi diede il permesso di partire. Partii per Lima e da lì alla volta di Francoforte in Germania. Non conoscevo nessuno e tanto meno la lingua, però con me restava la persona che velatamente ci mette davanti il prossimo per aiutarci; a questo punto soltanto Lui poteva provvedere.

Arrivato in Germania  non sapevo cosa fare, ero a Friburgo quando chiesi un passaggio ad un uomo di Dio per raggiungere la mia meta Tingen – dove mi aspettava Giovanni -  questi mi disse: “Io vado verso Basilea da dove potrai raggiungere in treno Tingen”. Oh che cosa! per scendere nel posto giusto guardavo l’orologio confidando nella puntualità dei tedeschi, anche perché ero solo sul vagone e nessuno poteva indicarmi la mia fermata.….Arrivai a Tingen dove trovai  Giovanni, quella fu per me una grossa consolazione. Era un altro mondo, un’altra realtà. Parlammo molto sul da farsi e così decidemmo di andare presso una parrocchia dove cercare aiuto per attenuare la mia angoscia.
Nell’elenco telefonico cercammo il numero di una chiesa, il Signore stava dalla mia parte perchè rispose Padre Stephan Ocker (della Parrocchia di Brauiligen) che fortunatamente parlava spagnolo. Mi disse che  anche lui era in cerca di una parrocchia per fare un gemellaggio. Così parlammo ma non ebbi il piacere di conoscerlo subito. Mandò il suo consigliere parrocchiale a casa di Mari Pirch, la donna presso la quale lavorava Giovanni. Era nata una grande alleanza durata per ben 10 anni, il seguito lo conosce Dio.

Dopo quest’incontro partii per Shafausen, poi da lì in treno per Roma. In Germania era già stato gettato il seme.
Arrivato a Roma alla stazione Tiburtina mi venne  incontro il Rettore della casa Passionista  P. Giuseppe Santos Iztueta Mendizabal Cp, oggi Vescovo di Moyobamba e per molto tempo mio Vescovo; che cose strane si trovano lungo la strada del Signore! Così dopo alcuni giorni ebbi anche la fortuna di essere presente ad un’udienza del Santo Padre, Giovanni Paolo II, dove conobbi anche Mons. Domenico Segalini, oggi Vescovo di Palestrina, un grande amico e fratello. Finiti gli incontri  tornai in Spagna e da lì in Perù, portando con me qualcosa, poche cose ma abbastanza per  risolvere tutti i problemi, insomma Dio lo sa.
Passato il tempo l’alleanza con Brauilingen cresceva e cominciò anche un intenso rapporto epistolario. In seguito iniziarono anche le visite dei parrocchiani dell’una e dell’altra comunità religiosa, così l’aiuto e la conoscenza cresceva e maturava in ogni  senso. E’ bello quando uno sa che l’altro è un fratello e non un nemico, è bello come Dio ti fa vedere le capacità di  tutti e che tutti siamo utili nella vita. Porto nel mio cuore una grande esperienza vissuta, sentita, pregata, aiutata dai miei amici tedeschi. Oggi tutto quello che loro hanno fatto rimane li, nella loro Moyobamba, nella mia Moyobamba.
Solo Dio sa se ho fatto bene o male.

Roma una provvidenza
E’ per uno strano destino se arrivo dopo il giubileo dell’anno 2000 a Roma. Dovevo lasciare la Cattedrale di Moyobamba  dopo 15 anni che ero al servizio della Chiesa, come Parroco e come Vicario nella Diocesi. La mia partenza fu improvvisa e senza clamore; non sapevo se piangere o ridere, fu tutto per me incomprensibile, tutto fu come un inchiodarsi in croce senza anestesia, ormai l’ora era giunta. Ho fatto colazione a Moyobamba, il pranzo a Lima e la cena nell’aereo che mi portava a Roma. Nella mia mente fluivano tante parole ma soprattutto quelle dell’Apostolo Paolo: "Ora né chi pianta, né chi irriga è qualcosa, ma Dio che fa crescere… " (1 Co 3, 7). Dio è lievito che fa fermentare e dà sapore a tutto il pane.
Giunsi a Roma per studiare e fui ospite per due anni nella casa Generalizia dei Passionisti.

In questa casa fu ricevuto grazie al mio Vescovo P. Giuseppe Santos Iztueta Mendizabal Cp che per 20 anni era stato nella Casa generalizia come Consigliere e Rettore.
Una realtà, una esperienza molto ricca; il mio passo fu discreto, silenzioso, obbediente, ho fatto tutto della vita del convento, dentro una cornice di rispetto verso la congregazione che mi ospitava, che mi ha voluto bene soprattutto facendomi vivere la mia missione diocesana, mi sono integrato a loro e loro in me; abbiamo vissuto insieme una amicizia vera e di grande carità.. Ringrazio di cuore al Padre Generale : Ottaviano D’Egidio, CP. per avermi dato questa opportunità, facendo una eccezione senza essere io religioso del suo Ordine.
Finiti gli studi per la mia specializzazione in Dottrina Sociale della Chiesa ho continuato a stare in Italia, in una Parrocchia per fare vita sacerdotale propria.

La Parrocchia di Soriano nel Cimino
A Soriano nel Cimino, paese vicino a Roma, il Parroco, Mons. Antonio Pompei, mi offre questa opportunità apostolica in  Parrocchia, dove sono ancora oggi; servo Cristo e il popolo di Dio con tutta la mia forza. In questo periodo ho potuto conseguire la mia seconda specializzazione in Morale Sociale, così oggi posso offrire la mia breve esperienza di vita sacerdotale. Ricordo tante cose, esperienze, persone, che non potrò dimenticare mai: Sacerdoti, laici, famiglie, amici, persone di grande cuore che soltanto Dio può ispirare a questo amore per un sacerdote che viene da lontano. Porto nel cuore eterna gratitudine per tutte le persone che mi hanno dato una mano in questo periodo in Italia, alcuni di loro sono già partiti per la casa del Padre, a tutti la mia preghiera santa e che il Signore accolga tutti nella Sua casa.

Il mio compito Apostolare odierno
Dal 2009 il mio servizio sacerdotale è rivolto alla comunità Latino Americana di lingua spagnola, per un incarico speciale della Chiesa. Seguo visitando questa mobilità umana in tutta Italia con formazione permanente, ritiri spirituali, utilizzando ogni forma di espressione religiosa e culturale, così che loro possano integrarsi nelle diverse parrocchie che frequentano. Ho avuto la fortuna di conoscere le varie comunità di ogni luogo.
Alcuni devoti al Signore dei Miracoli “Perù”, altri alla Madonna di Urqupiña “Bolivia”, altri ancora alla Madonna di Chiquinquirà “Colombia” e alla Madonna del Quinche e del Bambino Gesù “Equador”,  ed infine alla Madonna di Lujan “Argentina”.
Esistono altri devoti che ancora devo andare a visitare. La Chiesa Italiana è molto vicina ai nostri fratelli e vuole che si sentano vicini al loro Pastore. Mi sento felice di questo nuovo apostolato, faticoso in quanto a causa dei continui spostamenti il treno è diventato la mia casa.
Il mio lavoro non riguarda solo la celebrazione della Santa Messa va ben oltre. Questa gente ha fame di Dio ed essendo lontani dalla loro Terra di origine trovano in me un punto di riferimento che gli da coraggio e sicurezza nell’affrontare la loro vita quotidiana.

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